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Appoggio del piede PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 28 Ottobre 2009 08:54

Il mio problema principale nel running è stato per lungo tempo la comparsa di forti dolori al lato del ginocchio (dx e/o sinistro, probabile infiammazione bandelletta ileo-tibiale) e sulla tibia (probabile sindrome tibiale anteriore). Ho risolto parzialmente questi problemi, oltre che con l'allenamento, con lo stretching, che pratico regolarmente dopo ogni seduta di pesi e (blandamente) prima di correre.

Di recente, poi, mi sono documentato sull'appoggio del piede nella corsa; le varianti sono essenzialmente 3:

 

1) rullata tallone-punta

2) avampiede

3) punta

 

Per quanto mi riguarda, ho sempre utilizzato la rullata tallone-punta perchè più economica e con impatto meno brusco per il mio peso elevato, finendo con il correre soprattutto di coscia, con uno stile un po' goffo e seduto, tanto da dovermi costringere mentalmente a distendere la gamba dietro. Inoltre, il tempo di contatto al suolo è in questo modo considerevolmente prolungato (il che è male), mentre la fase aerea tende allo zero. Una corrente di pensiero sostiene che la rullata vada applicata alla corsa di durata, mentre le altre 2 tecniche d'appoggio vadano bene per la velocità e le distanze brevi (il che ha abbastanza senso). Tuttavia, c'è anche chi sostiene che l'unico modo giusto di correre sia l'avampiede, anche in una maratona.

 

Da 3 settimane sto provando a utilizzare questi nuovi metodi.

Ho iniziato "cattivo", cercando di correre quasi sulle punte, senza appoggiare il tallone, se non per sfiorare il terreno. E' stato davvero tragico: i polpacci in fiamme dopo poco, vesciche sull'avampiede grosse come francobolli, calze tutte bucate sull'alluce. Di positivo, nessun dolore/irrigidimento tibiale. Ho comunque dovuto alternare vecchio e nuovo metodo, all'interno della stessa uscita, altrimenti non tornavo neanche a casa.

Persistendo (resistendo!) sono però riuscito ad aumentare la tolleranza al dolore dei polpacci, diminuendo progressivamente la quantità di rullata classica nelle mie uscite tipiche da 12-14 km. Il risultato è stato positivo: miglioramento dei tempi, gradevolezza estetica della corsa, nessun dolore tibiale o al ginocchio, minore tempo di contatto al suolo, spostamento del carico di lavoro dalla coscia al polpaccio (che esteticamente è sempre stato il mio punto debole, sottosviluppato rispetto al resto).

 

Insomma, vorrei continuare così, ma devo risolvere il dolore al polpaccio che dura per parecchi giorni e mi impedisce di fare il numero di uscite e km che vorrei. A tal proposito, non posso non pormi la temibile domanda: questo dolore rientra nei DOMS (quindi dovrebbe sparire con l'allenamento) oppure rientra nei crampi per mancanza di potassio/magnesio (e qui dovrei intervenire con l'alimentazione/integrazione) oppure ancora è un dolore non muscolare causato dal mio peso importante (anticamera di infortuni seri)?

 

Aggiornamento al 7/11/09

Dopo una breve uscita in bici (tutta salita) di 55 km, nel pomeriggio ho voluto violentarmi con un po' di running. Partendo con gambe stanche e doloranti, ho adottato un "nuovo" (per me) stile di corsa: con i piedi a papera., appoggio punta esterna. Sembra ridicolo, ma non soltanto si è rivelato l'unico a consentirmi di aggirare i dolori e quindi di correre i 8 km: addirittura mi ha consentito di andare velocissimo, raggiungendo il mio PB sui 4 km (meno di 19'). L'effetto estetico non era impeccabile, soprattutto guardando "di fronte", visto che le gambe tendono a stare larghe. Però, quel che conta è il risultato. Solo 12 ore dopo, altra sessione un po' più lunga (14 km) a passo medio, con qualche allungo e variazione di frequenza. S'inizia a vedere la luce...

Ultimo aggiornamento Domenica 08 Novembre 2009 17:58
 
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